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Alle 7.25 suona la sveglia, una corsa a scuola, le lezioni, il rientro a casa. Il pranzo è servito alle 13.40, alle 16 tutti sui libri, alle 20.15 cena in famiglia, alle 22.35 la buonanotte. Le lancette dell’orologio scandiscono quasi al secondo la giornata-tipo degli adolescenti italiani, lasciando loro solo cinque ore di autonomia, in cui studiano, si, ma fanno anche sport, suonano uno strumento musicale e guardano la tv.

Sono i tempi e i modi con cui i giovanissimi costruiscono la coscienza di sé e le attese verso il mondo reale che li circonda, almeno secondo una ricerca Doxa effettuata su un campione di 1400 ragazzi tra i 14 e i 18 anni, presentata pochi giorni fa a Milano nel corso del convegno TeenAger 2007.

Stando ai dati emersi, non sono la “scatola vuota” che i media spesso descrivono, gli adolescenti del Terzo Millennio. Griffatissimi e di sicuro al passo con le tecnologie, ma con le idee chiare sul loro futuro e una buona dose di attenzione per gli altri. Non per nulla “da grandi” vogliono fare il medico.

Nessuna lamentela sulla loro vita, anzi. I nostri ragazzi sono soddisfatti del loro stato di salute, della casa in cui vivono e delle relazioni con famiglia e amici. Meno esaltante è il rapporto con il loro aspetto estetico e con l’amore, soprattutto tra le ragazze, assai più critiche sulla maggioranza dei comportamenti (il fumo, il tradimento, la menzogna) ma decisamente più indulgenti con la scuola e i loro insegnanti rispetto ai coetanei maschi, che guarda caso studiano di meno.

Oltre la metà dei teenager italiani ha un sogno nel cassetto, e se il medico è la professione più ambita da entrambi i sessi, le ragazze non disdegnano l’insegnamento e una carriera artistica, mentre i ragazzi aspirano a una vita da calciatore. E infatti la popolazione maschile si dedica allo sport molto più di quella femminile che, in proporzione, alle attività agonistiche preferisce la danza.

Si esce tra i 17 e i 18 anni più che tra i 14 e i 16, una volta a settimana, soprattutto il sabato. Ci si ritrova in casa di amici o in pizzeria, i più grandi anche al pub e al cinema. Non si va molto in discoteca, anche perché il coprifuoco scatta non più tardi delle 23 durante la settimana e delle 24 nel weekend.

Nota dolente è il denaro. Più di un terzo dei ragazzi vorrebbe una paghetta settimanale più alta: troppo pochi i 14 euro che si ricevono tra i 14 e i 16 anni e i 23 tra i 17 e i 18 per sopperire alle spese personali, quasi sempre funzionali all’accettazione nel gruppo. Al top della lista-uscite le ricariche telefoniche. Nove adolescenti su dieci possiedono un cellulare fin dai 12 anni, ma puntano a rimpinguare il loro patrimonio tecnologico con fotocamera digitale e I pod. L’altra spesa onerosa, e doverosa, riguarda l’abbigliamento: i vestiti non firmati sono “out”. La marca è un simbolo necessario di appartenenza ad un codice di valori condiviso dai coetanei, all’interno del quale si cerca di affermare la propria identità.

Ma un impatto altrettanto forte sull’acquisto di un prodotto ce l’ha la pubblicità. Oltre due terzi dei ragazzi intervistati la ritiene utile e ne parla con gli amici. E’ la tv la cassa di risonanza maggiore. I figli di Internet, che navigano un’ora al giorno per studiare, chattare con gli amici e scaricare musica, non riescono a staccarsi dal piccolo schermo: il 59% di loro ha addirittura la tv in camera.

Gli adolescenti italiani fanno impennare l’audience di film e telefilm – graditissimi – guardano il tg ma ne farebbero volentieri a meno, non apprezzano e non seguono i programmi d’attualità, ma propongono la loro ricetta per migliorarne l’appeal: siano dinamici, rapidi, con una componente visiva molto sviluppata e un approccio che permetta un immediato collegamento con la vita quotidiana. Meglio se realizzati con un linguaggio moderno, ma che sia davvero tale – ammoniscono – non un’imitazione del loro.

Insomma, lo spirito critico non manca, ma nasce dall’osservazione più che dalla riflessione. I nostri ragazzi leggono il minimo indispensabile, solo un libro non scolastico all’anno – ma il 45% neppure quello – e qualche giornale adatto alla loro età. Trovare mezz’ora in cui fermarsi e pensare, in silenzio, è un lusso che la frenesia cronometrica delle loro vite non concede quasi mai.

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