Il tortuoso e difficile viaggio dell’integrazione nelle parole di una giovanissima immigrata marocchina. Noura, 13 anni, giunta da poco più di tre in un piccolo centro salentino, ha raccontato ai suoi compagni di scuola la sua storia e i suoi sentimenti, dalla sofferta decisione di lasciare il proprio Paese alle prime impressioni italiane, fino alla gioia incontenibile di illustrare ai nuovi amici usi e costumi del suo popolo. Ne è nata una testimonianza scritta accorata e sincera, che, pubblicata nel marzo 2002 dalla “Gazzetta del Mezzogiorno” nelle pagine dedicate al concorso “Gazzetta scuola”, le ha consentito di vincere una delle prestigiose borse di studio finali. Riproponiamo per intero le confessioni di Noura, uno scorcio del vissuto interiore di una ragazzina sradicata dalla sua terra, che riesce a reinventare la propria vita nel paese in cui è approdata, grazie alla solidarietà e all’affetto di compagni e maestre.

 

Così ho imparato ad amare il Salento”

Quando dal Marocco dovevo trasferirmi qui, con la mamma e senza le mie sorelle, ero molto triste. Arrivata in Italia ho detto: “E’ bella”, ma non avevo ancora finito di piangere perché mi mancavano le mie sorelle e le mie amiche. Quando sono arrivata a Lecce è venuto a prenderci lo zio con la macchina e arrivati ad Andrano siamo andati a casa della zia per mangiare. Dopo abbiamo fatto un giro per il paese; abbiamo visto la villa con l’erba verde chiaro; ma eravamo stanchi, siamo andati a casa e abbiamo dormito tutti in un letto.

La mattina dopo, una signora vicina di casa è venuta a trovarci. Non sapevamo dire niente: né noi a lei né lei a noi, la signora parlava solo “con la bocca e con le mani”. Questo faceva aumentare la mia tristezza, ma anche la voglia di imparare! Quando poi sentivo i miei amici marocchini parlare facilmente la lingua italiana decisi subito: anche io volevo essere come loro. Ricordo i primi giorni di scuola; non capivo una parola, i compagni e le maestre mi sorridevano ma io ero triste.

E’ passato un anno da allora! Adesso sono contenta perché riesco a parlare con tutti. I miei compagni mi vogliono bene e mi invitano alle loro feste; con loro spesso gioco e faccio lunghe passeggiate per il paese. Sono contenta perché ho imparato a scrivere e a leggere in italiano e quando le maestre mi invitano a raccontare come si vive in Marocco sento tanta gioia nel cuore. Ogni tanto, infatti, racconto di ciò che facevo al mio Paese, parlo della mia casa e porto a scuola anche le fotografie.

Spesso in classe confrontiamo le mie usanze con quelle italiane. Ho scritto anche su un cartellone una filastrocca in lingua araba, “La festa grande”, e quando la guardo e la recito mi rallegro molto. I miei compagni dicono che vogliono imparare l’arabo; chissà, forse, se un giorno lo impareranno davvero! Io ringrazio le mie maestre e i miei compagni che mi hanno aiutato ad essere felice e a stare bene in questo paese.

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