DON CAMILLO BATTE MANZONI

 

England’s largest secondhand bookshop.

Sintetico ma incisivo, il cartello in vetrina chiarisce immediatamente che Baggins Book Bazaar non e’ un qualunque negozio dell’High Street di Rochester, nel Kent. La piu’ grande libreria inglese di seconda mano sorge a pochi passi dal Guildhall Museum, museo storico della cittadina natale di Dickens, sul corso principale, appena dietro il castello normanno e la cattedrale. Non a caso la meta’dei suoi circa 16.000 clienti annuali e’ costituita da turisti.

In venti anni di attivita’, Baggins Book Bazaar ha sfilato dalle biblioteche private britanniche milioni di volumi dismessi, per rimetterli in commercio a prezzi vantaggiosi, divenendo cosi’ contemporaneamente luogo di riciclaggio culturale e osservatorio privilegiato dei gusti editoriali inglesi nel tempo. “Attualmente la nostra offerta – precisa il proprietario Godfrey George – e’ di oltre 400.000 libri, divisi in sezioni tematiche: dalla letteratura ai bestsellers, dalla biografia all’arte e alla scienza”.

Tra le tante categorie a disposizione, e’ la storia militare la piu’ gettonata dai clienti di Baggins, “per lo piu’ collezionisti – spiega Mr. George – che si interessano di artiglieria, aviazione, marina, spesso di storia politica e humour, ben poco di romanzi e letteratura”.

Alcuni classici letterari conservano tuttavia inalterato il loro appeal: su tutti Charles Dickens, che giocando “in casa” batte agevolmente Jane Austen e Rudyard Kipling, e se pure a fatica riesce ad aver la meglio anche sul fantasy, superando nelle vendite il popolarissimo Harry Potter di Joanne Kathleen Rowling.

Di recente, pero’, è stato il genere fantastico a regalare a Baggins fior di sterline con l’acquisizione, e la successiva cessione, della prima edizione delle “Cronache di Narnia. Il leone, la strega e l’armadio”, il fortunato ciclo di romanzi per ragazzi composto da Clive Staples Lewis negli anni Cinquanta. Un pezzo rarissimo, uno dei tanti finiti in questi anni sugli scaffali della libreria che, come ama affermare Mr George, vive di “libri giusti”.

La ricerca certosina degli originali ha permesso a Baggins di conquistarsi la fiducia di musei, biblioteche e istituzioni, che si rivolgono al bookshop di Rochester per arricchire o completare i loro cataloghi. A suscitare l’interesse degli enti culturali di tutto il mondo e’ in particolare la vasta collezione di classici stranieri in lingua inglese che Baggins rimette sul mercato.

Tra gli italiani, al momento non figurano gli autori del canone letterario, se si eccettua Manzoni, che con il suo “The Betrothed”, alias I Promessi Sposi, e’ uno dei pochi disponibili. A sorpresa i lettori inglesi “di seconda mano” apprezzano soprattutto quel “Don Camillo” di Giovanni Guareschi, emblema divertito e divertente della controversa Italia del dopoguerra, che va a ruba piu’ di Umberto Eco e Machiavelli. Il solo ad insidiare il primato del parroco di Brescello e del suo amico-nemico Peppone e’ un altro irriverente della nostra letteratura, l’evergreen “Pinocchio”, di Carlo Collodi.

“La maggior parte dei clienti che acquistano un classico italiano – spiega Mr. George – sono studenti di lingua italiana o semplici estimatori del Belpaese. Tra di loro “tira” molto anche la letteratura da viaggio sull’Italia”. E sfogliando i volumi di Baggins, si scopre che Roma, Venezia e la Toscana sono le mete predilette dei travellers britannici di ogni tempo, scrittori noti e meno noti, come l’autore di una testimonianza datata 1925, che definisce gli italiani “un popolo di eterni bambini: il loro fascino e il loro neo”.

Sebbene il commercio di seconda mano resti la sua attivita’ principale, Baggins Book Bazaar ha avviato da qualche anno, in collaborazione con scrittori locali, la pubblicazione in proprio di opere su Rochester e l’intera area del Medway, accogliendo un ampio ventaglio di generi, dalla topografia alla cronaca, alla letteratura. Baggins da’ voce cosi’ alle storie e ai personaggi di Chatham, Gillingham, Maidstone, quel Kent mite e sommesso, alle porte della piu’ esuberante Londra, di cui e’ oramai una vetrina culturale riconosciuta: una dichiarazione d’identita’ e appartenenza in tanto cosmopolitismo editoriale.

 

 

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